English Coaching per Imparare l’Inglese: Perché Funziona?

Per molti sembra davvero utopistico e lo capisco.
Anche a me è capitato di pensarlo; quando per la prima volta ho sfiorato questa idea più di 6 anni fa, mi sembrava impossibile che ci potesse essere questa possibilità. Eppure, mi sono dovuto ricredere anche io.

Imparare l’inglese (quello che serve) in poco più di 10 giorni quando, il sistema scolastico, non riesce ad insegnarlo in 5 anni.

Molti insegnanti prendono questo modello come una sfida personale, un pò come, gli psicoterapeuti, fecero allora quando Richard Bandler asseriva che poteva “guarire” (anche se non mi piace come termine)  una persona da una fobia in meno di un’ora (riuscendoci peraltro) attraverso la Programmazione Neuro Linguistica da lui scoperta.

Allora ho scelto di scrivere oggi questo articolo per approfondire meglio il concetto su cui si basa questo potente modello di insegnamento messo a punto nel corso degli anni e che racchiude, al proprio interno, un mix interdisciplinare potentissimo. Ma…

Partiamo da un presupposto sul quale saremo tutti d’accordo.
A sei anni, prima di entrare a scuola, con un set di vocaboli più o meno ricco, ognuno di noi ci è arrivato che parlava già la propria lingua. Per i più fortunati che hanno avuto genitori stranieri come me, le lingue erano già due.

Ogni bambino di 6 anni, ha già, nel “deposito dei significati che egli da agli eventi“, una serie di significati appunto.
Mi spiego meglio. learn-by-doing
A sei anni, il significato della parola “Albero” è già presente nella mente subconscia di un bambino.

E’ già presente una immagine mentale e tutta una serie di “ricordi” legati a quella immagine. Nel caso specifico di un albero magari mi ci sono arrampicato, ci ho mangiato delle more o semplicemente ne ho uno davanti a casa.

Questi ricordi e questi significati sono codificati in lingua italiana attraverso l’esperienza diretta o learn by doing fatta nella realtà (come dicevo prima, per i più fortunati, i significati sono due in caso di bilinguismo).

Arrivati in prima elementare, ciò che la scuola fa per fornire più competenze allo studente è dare un set di simboli (che sono poi le lettere dell’alfabeto) con i quali, attraverso ciò che viene chiamata “plasticità cerebrale”, l’alunno crea delle neuro-connessioni, associando, indelebilmente nella sua mente, la composizione sequenziale di questi simboli.

alberoEd ecco che, la parola ALBERO, dalla testa e dai disegni che era abituato a fare magari all’asilo, diventa una PAROLA scritta su un pezzo di carta.
YES!

Questo lavoro “neuro associativo” è, al pari di camminare e parlare, uno dei più grandi sforzi che il “sistema”  mente-corpo compie in una vita.
(poi c’è il mutuo, la macchina, le spese….ma non rientrano nello sviluppo 🙂 )

Non ultimo è da considerare il fatto che, l’apprendimento umano come ogni esperienza diretta che facciamo nella vita, passa da tutti e 5 i sistemi rappresentazionali coi quali interagiamo nel mondo.
Quali sono? Beh, semplice: I 5 sensi.

Le nostre memorie, le cose che ci ricordiamo, vengono codificate nel cervello attraverso tracce di memoria lasciate da ciò che vediamo, sentiamo, percepiamo in termini emozionali, gustiamo ed odoriamo.
Tecnicamente e nel linguaggio del mio lavoro: VAKOG (Visivo, Auditivo, Kinestetico, Olfattivo, Gustativo).
Ora pensate all’introduzione (secondo i metodi standard) di una nuova lingua straniera nel “sistema” mente-corpo.
Intanto, mentre da 0 a 6 anni la nostra lingua veniva appresa “multisensorialmente” appunto, a scuola viene stimolato principalmente il canale auditivo… mi chiedo, e gli altri 4?
Quanto può essere forte una unica traccia auditiva in una persona che, magari, usa come canale preferenziale quello visivo o cinestetico?

Andiamo oltre.
Mentre nel passaggio tra significati “Italiani” già esistenti e la “decodifica esterna” (scrittura a mezzo simboli) abbiamo già una esperienza diretta di ciò che stiamo riportando in lettere, con l’introduzione di una nuova lingua straniera prima vengono dati i sistemi di decodifica (lettere e simboli già pre-impostati ma che hanno significato nella menglishente di un bambino inglese in questo caso) senza però considerare che, nella mia mente, non c’è esperienza diretta di quella lingua con la quale compiere quel passaggio neuro-associativo vissuto in precedenza…cosa voglio dire? Che non è il modo con cui il al nostro cervello piace imparare 🙂 perchè non è il modo naturale in cui farlo.
Pensateci un attimo. Gli umani sono ingegnerizzati  per “riprodurre” automaticamente ciò che arriva dall’ambiente esterno.
Pensate alle religioni ed ai gruppi di fanatici, al calcio ed ai tifosi. Pensate al fatto che, molte delle abitudini, modi di parlare, comportamenti e pensieri che sprigionano le persone, sono ciò che hanno appreso da mamma e papà.

Questi sono solo alcuni degli esempi.
Se prendete ad esempio i bambini allevati da altri mammiferi non umani, capirete ancora più profondamente questo concetto… “rispondiamo” di rimando a ciò che ci propone l’ambiente esterno ed impariamo da esso più di quanto non siamo consapevoli.

Il principio sul quale si basa l’English Coaching, detto in termini tecnici, è la sistemica acquisizione di vocaboli attraverso l’esperienza diretta della persona e dove, come coach linguistico, il mio compito è quello di supportare il processo di decodifica tra esperienza diretta nella realtà, la creazione del ricordo e la riproduzione dello stesso.

In poche parole, il mio lavoro si pone tra la realtà che lo studente vive ed il suo naturale sistema di codifica interno.

Con English Coaching pongo attenzione ad aspetti che la scuola non sa ancora gestire. Il mio focus è sulla gestione della biochimica cerebrale, delle neuro associazioni, delle sessioni integrative in trance profonda e tanta pratica nel mondo reale che mi consentono di “installare” a diversi livelli di coscienza quelle competenze linguistiche che difficilmente puoi acquisire, in 10 giorni, attraverso un corso tradizionale. Figuriamoci quelli online o per “corrispondenza”.

Ecco perché ci sentiamo dire:
“Sai, sto cercando di imparare l’inglese. Ho guardato in giro ma i corsi proposti sono tutti uguali. Ho deciso di lasciare il mio nominativo perché il vostro è davvero diverso.”

Stay tuned. Il 30 giugno partiamo con il prossimo gruppo per ritornare il 9 Luglio.
Se sei interessato a venire con noi, abbiamo ancora 1 solo posto disponibile e puoi compilare il form presente a questo link per richiederci di venire contattato!

English Coaching Edizione Giugno/Luglio

Have a great day!
Marcello Buglione
English Coaching Trainer

 

 

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